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TELEMONTECARLO 1994
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PINACOTECA
COMUNALE DI QUISTELO (MANTOVA)-I
MUSEO CIVICO DI SUZZARA (MANTOVA)-I
LA COMMUNE DE MONTREUX-VD-CH
Testimonianza
da Suzzara ^
E' stato forse come vedersi riflessi , un rientrare nel conosciuto
e sconosciuto paesaggio della propria anima
questo è
stato l'invito a visitare i "percorsi" in esposizione a
Quistello.
Niente
di più consono alla mia indole quanto i labirintici itinerari
delle vedute cittadine inerpicate sulla antica pietra che porta i
segni del tempo, delle epoche passate, squarcio di una vita interiore
profonda vissuta nella continua e altalenante ricerca di un io "diviso"
aperto a tutte le possibili direzioni, smarrito, forse stupito, ma
sempre e in ogni caso rassicurato dalla costante e ricorrente presenza
di paesaggi familiari in cui si celebrano i ciclici rituali della
vita.
Questo
è quanto suggeriscono, sarebbe meglio dire sussurrano le mute
seppure così eloquenti opere visitate nel pomeriggio alla pinacoteca
civica, ricche in suggestioni di affascinanti culture arcaiche e misteriose
e al tempo stesso improntate alla modernità e alle problematiche
della nostra epoca.
Un
uomo-pietra, un uomo muto, un uomo-maschera, un uomo senza volto quasi
in balia di una corrente umana senza identità, le sue ossessioni,
le sue angoscie, la lotta cruenta nell'arena del mondo, il passato,
il presente, il futuro, la speranza di una nuova "arca".
Un
punto di vista strettamente personale come l'empatia creatasi con
le opere, la cui tecnica e i cui colori, le sfumature del grigio in
particolare, mi paiono splendidi.
Spero
di non essere andata oltre
e, se anche così fosse, non
è forse questo il fine ultimo ? Comunicare nel profondo ?
di
Marcella Adinolfi
Toiles
de Livia Alessandrini au Temple Saint Vincent de Montreux ^
Mélodies
de silence et de sable
Artiste cosmopolite, Livia Alessandrini s'est installée à
Villeneuve, venant de Rome, et a exposé à Vevey et Montreux.
Les toiles présentées à Saint Vincent s'harmonisent
particulièrement bien, par leur tons grisés et ocre,
avec les vieilles pierres. Le rêve, les symboles et les tropismes
spirituels ont une part essentielle dans son uvre.
Le thème de la ville onirique, orientale et antique suggère
la succession des civilisations par stratification entre des murs
ébréchés. Les coupoles, minarets et colonnades
grecques se profilent dans un souvenir grisé et ocre. Variante
médiévale de Babel, une ville en colimaçon, dresse
ses tours et ses murailles aux béances endormies, puis dans
une autre toile, sombre dans des flots tumultueux au son d'un violoncelle.
On songe à la " cathédrale engloutie " de
Debussy, à la ville d'Ys ou à quelque rêverie
borgésienne.
L'archéologie des civilisations ou de la mémoire humaine
fascine aussi l'artiste qui traite, par une matière composite
de sables et de pigments, certaines de ses toiles comme des parchemins
ou des fragments de murs. S'y esquissent le visage à demi-effacé
et les doits d'une flûtiste, une violoniste flottant dans une
nébulosité irisée. Deux antiques statues mutilées
renouent un dialogue millénaire et à l'extrême
pointe d'une corniche, la " Sagesse orientale " est coiffée
de lumière.
En écho à l'orgue jouée chaque semaine, une ville,
labyrinthe de claviers en escaliers et de murailles de tuyaux, résonne
sous les doigts du musicien. Le labyrinthe mythique apparaît
aussi, taillé par l'homme pour se perdre indéfiniment.
L'uvre grave et silencieuse de Livia Alessandrini invite au
voyage intérieur, dans le dédale des rituels et des
mémoires incertaines.
Mireille
Schnorf
(LA
PRESSE RIVIERA- 27 juillet 2004)
di
Cecilia Ribaldi
Su
una ruvida superficie di terra e di sassi Livia Alessandrini, con
incredibile energia, affronta la sua lotta per la creazione, e affonda
il pennello tra le asperità della materia, cercando il suo
duende.
Dal surrealismo eredita il superamento della scissione critica tra
il sogno e la realtà, e con una grande onda emotiva proietta
sullo schermo del quadro il suo mondo interiore.
Dall'eterno confronto dialettico di cultura e natura, fisicità
e razionalità, scaturiscono le sue immagini di sogni e di incubi,
di passioni e ossessioni.
Attraverso le chine, fino ai suoi ultimi grandi quadri materici, si
percorre nelle sue opere un itinerario coerente e ricco di fascino.
Dalla caduta di Lucifero sulla terra, ha inizio il cammino dell'uomo
che tenta di liberarsi dal vincolo terreno e di ascendere al cielo.
Durante la sua vita apprende il linguaggio per comunicare, impara
a costruire città, istituisce riti religiosi e codici di comportamento,
ma il percorso di risalita è arduo, elevatissimo è il
rischio di perdersi in una foresta incantata o in un labirinto. Il
tempo scandisce il ritmo, il vino suscita ebbrezza e le passioni sono
in agguato, Dafne preferisce essere trasformata in alloro, tornare
natura, piuttosto che essere frantumata da un'oscura forza divina.
Ma la vita senza passione è solo una rappresentazione di maschere
senza vita.
Evviva allora la passionalità del matador e la leggerezza del
vento che gonfia una sinfonia di vele.
Ma quale mistero nasconde la presenza di uova nei suoi quadri?
L'uovo è un simbolo universale di energia vitale nel quale
la vita è espressa in potenza ma anche immagine e modello di
totalità.
Come il monolite del film di Kubrick 2001 Odissea nello spazio, l'uovo
è presente in ogni fase della vita come ricordo e risposta
alla primordiale domanda di conoscenza, la ricerca dell'elemento di
origine, e allo stesso tempo come potenzialità di conoscenze
da scoprire o forse da recuperare nella memoria.
Il quadro più misterioso è Toros, dove un gruppo minaccioso
di tori circondato da uova ci volge le spalle in attesa di un evento.
La pittura di Livia Alessandrini è tutto questo,un percorso
onirico nella storia dell'uomo , realizzata con una pittura fortemente
materica o attraverso una raffinata tecnica trasforma tutto quello
che tocca in pietra.
Gli elementi con i quali costruisce i sui discorsi sono i simboli
universali dell'inconscio e la scelta di determinati temi:
La Spagna, luogo mitico di forti passioni, di una vitalità
sanguigna ed estrema, dove il binomio amore e morte trova il terreno
più favorevole nella forma rituale dello scontro fisico dell'uomo
con il toro; il duende, che raggiunge i suoi accenti più impressionanti
nella corrida perchè "il torero morso dal duende dà
una lezione di musica pitagorica e fa dimenticare che sta costantemente
buttando il cuore sulle corna... non si tratta di capacità,
ma di autentico stile vivo; cioè di sangue; di cultura antichissima,
e al tempo stesso, di creazione in atto" (Garcia Lorca, Teoria
e gioco del duende); le architetture, spesso uniche tracce del passaggio
dell'uomo e della presenza di una storia, palcoscenico di un'esistenza
vissuta in sordina e zavorra alla liberazione dell'istinto.
Poi il teatro, metafora della vita, in un eterno scambio di realtà
e finzione; infine la barca, simbolo della traversata della vita,
del passaggio effimero dell'anima sulla terra, inizio e fine del viaggio.
Roma
2000
Le
silence du temps ^
Vous regardez les dernières toiles de Livia Alessandrini
et ce qui les rend si reconnaissables et qui vous frappe en premier
c'est sa technique originale (résultat d'années
de recherche et de perfectionnement). Celle-ci se caractérise
par la consistance de la matière, longuement travaillée,
où se pose "un méticuleux et attentif dessin
pictural au pinceau ou à la spatule pour faire sortir les
ombres et les formes", comme elle le dit elle-même.
Mais chez Livia Alessandrini la forme et la matière sont
indissociables, l'une paraissant l'intérieur de l'autre.
Voilà ce qui vous arrive lorsque vous cherchez à
vous concentrer sur la forme: c'est tout d'abord le silence. Un
silence vous enveloppe, profond, absolu, et lentement vous vous
plongez dans les éléments, les éléments
froids, et vous participez avec l'eau, surtout, et avec la pierre
; et la matière, 'bachelardiennement', provoque en vous
la rêverie. Tout à coup, vous voyez le sens d'une
peinture qui creuse le fond de l'être, qui saisit les moments
les plus élevés de la conscience humaine, les instants
rares où le côté divin de l'homme et son extrême
fragilité se touchent et où l'homme même -
le peintre, le personnage représenté et vous-mêmes
qui observez - en a une révélation. Et vous vous
perdez alors dans les labyrinthes des symboles, de la matière
et de vos réflexions qu'ils ont provoquées. Cet
homme, élaborant tout seul les labyrinthes dans lesquels
il va sans doute se perdre, vous reflète, précairement
suspendus au fil du dédale de vos constructions mentales,
sur un fond de dense matière cérébrale. La
puissance et la fragilité coïncident. C'est le temps
qui fait la différence. Il s'abîme dans la série
des Seigneurs du temps, créant des profondeurs physiques
et métaphysiques vertigineuses qui vous absorbent complètement.
Ou bien il se manifeste ironiquement par les ruines des superbes
architectures humaines, encore labyrinthiques, un peu borgésiennes,
et de l'homme qui s'y est incorporé de manière symbiotique
(l'homme cherche en vain à s'opposer au temps par une prolificité
d'ufs flottants, volants, surtout désacralisants,
qui ne peuvent que couler d'eux-mêmes, irrémédiablement,
dans le vertige temporel). Mais il y a aussi le temps de la mémoire
qui imprègne la série des Archéologies, où
dans la coexistence d'éléments architecturaux gréco-romains,
orientaux, mais aussi nordiques, se révèlent des
fragments autobiographiques d'un peintre à la culture si
composite (ayant vécu au Liban, en Grèce, en France,
en Espagne, en Italie et évidemment en Suisse, à
Berne, à Montreux, où sa famille, creuset de sangs
divers, se réunissait toujours).
Tout cela n'est que suggéré, jamais tapageusement
exhibé; Livia Alessandrini laisse la possibilité
de lectures personnelles, de diverses interprétations de
son uvre.
Chetro
De Carolis - Roma 2003
Les
fenêtres de l'âme (LOST WINDOWS) ^
Livia
Alessandrini aime la lumière, le bleu du ciel, du lac et
de la mer.
C'est en contemplant le Léman depuis sa fenêtre de
Chailly-sur-Montreux que lui est venue l'idée de peindre
des fenêtres. Fenêtres de son enfance grecque, bleues
comme le ciel, le lac et la mer
Mais fenêtres sans
verre, toujours ouvertes, qui invitent à l'évasion
tout en laissant pénétrer la lumière.
Livia
Alessandrini, artiste cosmopolite, aime aussi le mouvement, la
liberté et l'espace. Elle a quitté Rome récemment
pour s'établir sur les rives du Léman, attirée
par cette région où vécut sa famille. Eternelle
enfant qui cultive chaque jour son émerveillement avec
une passion toute latine, Livia reste lucide face à l'évolution
du monde : " Nous subissons la société, la
télévision, la religion, Internet
Heureusement
qu'il nous reste l'imagination, l'illusion, la contemplation et
l'utopie ! " C'est tout cela qu'elle projette à travers
ses fenêtres, avec la touche d'humour et d'ironie qui l'aident
à affronter la vie.
Livia
Alessandrini aime encore le théâtre. Elle joue sa
vie comme une pièce évoluant au gré des rencontres,
des remises en question et des songes qui esquissent ses nuits
et ses jours. Devant sa toile, elle rêve éveillée,
met en scène ses visions, les dissimulant parfois en partie
sous le voile rouge et pudique d'un rideau de théâtre.
Un théâtre dont les comédiens n'ont pas de
visage, hormis ces cariatides dont l'expression est à jamais
figée dans le marbre gris. Livia laisse libre cours à
l'imagination du spectateur pour donner une personnalité
aux acteurs de chaque toile.
Livia
Alessandrini aime enfin les matières qui nourrissent sa
peinture. La terre rouge du Roussillon, le sable et le bois se
marient avec ses pigments pour donner consistance et relief à
ce qu'elle appelle joliment " les jardins de son âme
". Evadés de son monde intérieur par les fenêtres
bleues, souvenirs, angoisses et désirs s'y épanouissent
en toute liberté.
Christian
Guhl - Montreux 2002
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